Fertilizzanti, il Regolamento europeo che tutela salute e ambiente

Il tema dei fertilizzanti è stato oggetto, negli ultimi anni, di particolari attenzioni da parte dell’Unione Europea. Con il Decreto del 10 ottobre 2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, si è giunti ad un ulteriore aggiornamento degli allegati 1, 6, 7, 8, 9, 13 e 14 al decreto legislativo n. 75 del 29 aprile 2010, recante: “Riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti, a norma dell’articolo 13 della legge 7 luglio 2009, n. 88”.
Noi di Italiana Terricci, da sempre attenti e scrupolosi all’adeguamento del nostro operato alle legislazioni vigenti, vi spieghiamo la natura di queste indicazioni e perché sono così importanti, soprattutto in ottica di circular economy.  

Fertilizzanti: le direttive aggiornate dell’UE

Nel mercato europeo si assiste a una crescita di fertilizzanti derivati da flussi di rifiuti organici (oppure dalla combinazione di organici e inorganici) che non rientrano nell’attuale regolamento UE. Alla medesima stregua, anche altri prodotti come ammendanti e substrati di coltivazione, non rientrano nell’ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 2003/2003, il quale regola solo i fertilizzanti minerali e nella forma attuale non è applicabile a quelli provenienti da filiere di recupero.
Consapevole di questi mutamenti e determinata a salvaguardare la salubrità dei fertilizzanti, l’Europa si è quindi mossa, in questi anni, per normarli in materia di sicurezza e qualità: i produttori sono ormai chiamati a dimostrare che la loro offerta soddisfi tali requisiti prima di apporvi il marchio CE. Era necessario aggiornare le norme nazionali sui fertilizzanti al fine di facilitare il controllo sui prodotti. Altra questione importante è quella di incentivare l’impiego di fertilizzanti di origine organica, ottenuti da materiale di recupero, per valorizzare la circular economy e favorire un processo la di sostituzione dei fertilizzanti tradizionali di origine inorganica.

Ambiente e salute

Si tratta quindi di buone notizie, perché l’attenzione su aspetti legati alla sicurezza ambientale e dei materiali (ad es. presenza di elementi tossici – metalli e metalloidi) da parte dei produttori di fertilizzanti inorganici è molto alta.
Facciamo un esempio pratico: uno dei principali costituenti dei concimi è la fosforite, individuata dalla Commissione come una delle materie prime critiche. L’obiettivo principale dei vari regolamenti europei è identificare le materie prime con un alto rischio di approvvigionamento e una grande importanza economica, per le quali un accesso affidabile e senza ostacoli è fondamentale per l’industria europea e le catene di valore. Per i concimi fosfatici l’UE dipende in ampia misura dalle importazioni di fosforite estratta al di fuori del proprio territorio. Cadmio, uranio ed altri potenziali elementi tossici sono componenti delle fosforiti, il che significa che i fertilizzanti minerali fosfatici estratti contengono potenziali elementi tossici in relazione al deposito originale. I contaminanti nei fertilizzanti UE, come il cadmio, possono comportare un rischio per la salute umana, animale o vegetale, per la sicurezza o per l’ambiente in quanto si accumulano nell’ambiente ed entrano nella catena alimentare.
A offrire una valida (e più salutare) alternativa sono proprio i rifiuti organici domestici, che contengono un’importante quantità di fosforo che, se riciclato adeguatamente, potrebbe potenzialmente coprire circa il  20-30%  del  fabbisogno  UE  di concimi  fosfatici.
La Commissione Europea ha quindi previsto una sostituzione del regolamento (CE) n. 2003/2003, ampliandone l’ambito di applicazione alle materie prime secondarie (End of Waste), ovvero ai fertilizzanti organici provenienti da filiere di recupero.
Infatti, con l’aggiornamento del Regolamento UE del 2022, il mercato di 27 Paesi europei si è aperto ai fertilizzanti a base organica, innovativi, dotati di una maggiore sicurezza a costi inferiori.

Fertilizzanti a base biologica

Con una sempre crescente apertura del mercato unico ai fertilizzanti a base biologica si andrà sempre più verso prodotti organici innovativi e di nuova generazione, nel rispetto di controlli che consentiranno loro di accedere al mercato unico dell’UE.
Capitale la suddivisione in diverse categorie funzionali (PFC) che dovranno essere soggette a specifici requisiti di sicurezza e qualità adattati agli usi previsti.

I vantaggi

I vantaggi, come appare evidente, sono molteplici e importanti: dalla tutela dell’ambiente alla salute dei consumatori. Un esempio concreto? Il limite massimo di cadmio di <1,5 mg/kg da applicare sui fertilizzanti organici e in altri casi di bio-fertilizzanti garantisce un elevato livello di protezione del suolo e riduce i rischi per salute e ambiente.
Sarà inoltre più facile per i produttori di fertilizzanti organici e provenienti da filiere di recupero la vendita di prodotti con standard di qualità armonizzati per tutti i tipi di materiali che possono essere commercializzati in tutta l’Unione Europea.
Largo spazio anche alla promozione dell’uso di fertilizzanti organici e biologici che derivano dal recupero di materiali di scarto: contribuendo non soltanto allo sviluppo dell’economia circolare, ma riducendo anche la dipendenza dall’importazione di nutrienti.
L’amalgama del mercanto punta, infatti, a garantire un livello uniforme di protezione della salute umana e dell’ambiente.