Rosario, la città argentina che si è salvata dal default e ha rimesso in piedi società ed economia con gli orti urbani

Coltivare, anche e soprattutto in città, per esempio attraverso gli orti urbani. Amare la terra, i suoi frutti e ripensare ad un sistema sostenibile. Non sono tendenze “alla moda”, ma possono rappresentare risposte concrete per una città in default economico. Arriva dalla terra la risposta a una grave situazione di degrado economico, urbano e sociale che ha investito Rosario, città argentina che ha scommesso (e vinto) così sulla sua ripartenza.

Orti Urbani in grado si salvare l’economia di una città

Della tendenza relativa agli orti urbani – oltre che all’opportunità di coltivare sui propri balconi e terrazzi in alternativa ai classici orti e giardini – abbiamo parlato diffusamente. Particolarmente significativo il caso della città argentina di Rosario che si è aggiudicata il prestigioso premio ambientale Wri Ross center Prize for cities per il suo impegno nella lotta ai cambiamenti climatici e alle disuguaglianze. Dopo la profonda crisi economica del 2001 e diversi eventi meteorologici avversi, la municipalità ha lanciato una serie di progetti innovativi per la produzione di cibo in modo sostenibile su terreni urbani abbandonati. Il risultato è stato straordinario: migliaia di abitanti attualmente partecipano alle attività agroalimentari, una grande opportunità per un centro dove povertà e disoccupazione dilagavano. Rosario ha inoltre ridotto la dipendenza dalle importazioni di frutta e verdura puntando sul concetto di chilometro zero, con tutti i conseguenti benefici in termini di emissioni.

Il Paese andò in default all’inizio degli anni Duemila, facendo sprofondare nella povertà ampie fasce della popolazione. Fra le città che soffrirono più questa situazione c’era Rosario, nello stato di Santa Fe con un quarto della sua forza lavoro diventare disoccupata, è metà dei residenti che precipitarono sotto la soglia di povertà. Si assistette a un’impennata dei prezzi del cibo a fronte di una moneta che valeva sempre meno, oltre che una carenza continua di prodotti. Le problematiche legate al clima: piogge irregolari, siccità e incendi misero in ginocchio ulteriormente l’economia nazionale e locale.

Ed è così che Rosario ha deciso di puntare sulla sostenibilità, sia per spianare la strada a un nuovo modello di produzione e sviluppo, sia per offrire alla popolazione impieghi e risorse a partire da spazi fino a quel tempo abbandonato, come molti dei parchi della città e dei campi dell’hinterland. Nel 2002 è cominciato il percorso che oggi ha portato la città a vincere uno dei premi ambientali più importanti a livello internazionale che premia approcci urbani innovativi per combattere i cambiamenti climatici e le disuguaglianze. Si chiama Urban agriculture program (Uap) il primo grande piano sostenibile messo in pratica dalle istituzioni di Rosario, nel 2002: attraverso attività di training, distribuzione di strumentazioni tecniche e finanziamenti ha coinvolto una ventina di gruppi di agricoltori. L’obiettivo fin dall’inizio è stato quello di intercettare le fasce di popolazione più emarginate e messe in ginocchio dalla crisi, come donne e migranti, per dare loro un lavoro, uno stipendio e l’accesso ai prodotti della terra coltivata. I terreni adoperati sono stati quelli abbandonati all’interno della municipalità, che si sono trasformati in veri e propri orti urbani. In breve tempo il programma è esploso e ha raccolto un successo incredibile. Migliaia di famiglie sono state coinvolte nei corsi di coltivazione, mentre la superficie di terra coltivata è andata crescendo. Oggi Rosario produce da sé circa 2.500 tonnellate di frutta e verdura all’anno, mentre nei vari distretti sono stati creati appositi mercati dove i nuovi agricoltori urbani vendono i prodotti a chilometro zero alla cittadinanza. Migliaia di persone soddisfano i loro bisogni alimentari quotidiani in questo modo e la dipendenza della città dalle importazioni è diminuita, con tutte le buone conseguenze in termini ecologici.

Et volià, il miracolo è servito.